sabato, luglio 22, 2006

viva zapatero!

José Luis Rodríguez Zapatero (1960 - vivente), uomo politico spagnolo.

Riconosciamo oggi in Spagna il diritto a contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso. Non siamo stati i primi, ma sono sicuro che verranno dopo molti altri Paesi spinti da due forze inarrestabili: la libertà e l’uguaglianza. Si tratta di un piccolo cambiamento nel testo della legge che comporta un im­menso cambiamento nelle vite di mi­gliaia di concittadini. Non stiamo legi­slando per gente remota e sconosciuta; stiamo allargando la possibilità di es­sere felici per i nostri vicini, i nostri compagni di lavoro, i nostri amici e i nostri famigliari ed allo stesso tempo stiamo construendo un paese più one­sto, perché una società onesta è una società che non umilia i suoi membri. I nostri figli ci guarderebbero con incre­dulità se gli raccontassimo che non molto tempo fa le loro madri avevano meno diritti dei loro padri che le per­sone dovevano continuare a restare unite nel matrimonio, aldilà della pro­pria volontà, quando non erano più ca­paci di convivere insieme. Oggi pos­siamo offrire una bella lezione: ogni diritto conquistato, ogni libertà rag­giunta, é stato il frutto dello sforzo e del sacrificio di molte persone che dobbiamo oggi riconoscere e di cui dobbiamo essere orgogliosi

perche' il porco nn parli mai piu'....meditate gente meditate.... piccole testimonianze di 5 anni di fascismo in Italia..... Lens Z., 24 anni di Amburgo (Germania), studentessa universitaria: «...Il sabato sera siamo andati per dormire nella scuola, siamo entrati circa tre minuti prima che arrivasse la polizia. Eravamo in due (io e il mio ragazzo, il mio ragazzo il giorno stesso aveva fatto ricorso alle cure mediche), ci siamo nascosti in un piccolo vano al quinto piano. Saranno passati tre minuti, poi si è aperta la porta, sono arrivati dieci o quindici poliziotti, ci hanno tirato fuori e hanno cominciato a colpirci con lo sfollagente. (...) Mi hanno preso per i capelli, io sono caduta, mi hanno dato un colpo nella nuca e a quel punto sono scivolata giù per le scale. Alla seconda rampa di scale mi ha preso un poliziotto, mi ha trascinato giù dalle scale, hanno continuato a picchiarmi in testa e sul lato destro della schiena. Sono arrivati dei poliziotti dal piano di sopra e ci hanno sputato in faccia». Ana M., 26 anni di Saragozza (Spagna), assistente sociale: «Siamo tornati nella scuola Diaz verso le 23, ci siamo preparati per la notte - io ero al piano terra - ho visto tanta gente spaventata, penso perché avevano visto la polizia, perché certe persone erano già state picchiate dalla polizia durante la manifestazione. (...) I poliziotti avevano i caschi ed il viso coperto da un fazzoletto, altri avevano abiti civili ma soltanto i poliziotti col volto coperto ci hanno aggrediti. Usavano manganelli neri. Pensavo che la polizia non potesse picchiare le persone indiscriminatamente, ero tranquilla. Dopo qualcuno ha detto ‘basta', ed è iniziata la perquisizione». José Luis S., 42 anni, Buenos Aires (Argentina), impiegato postale. «...I poliziotti sono entrati rompendo la porta, noi ci siamo seduti per terra con le mani alzate e abbiamo detto che eravamo pacifisti. (...) Ho messo la testa in mezzo alle gambe proteggendomi con le mani, e loro mi colpivano con il manganello. Ho cominciato a sanguinare, hanno continuato a picchiarmi. Avevo paura. Poi hanno controllato i miei zaini, rovesciando tutto: non ho più nulla di quegli oggetti». Sulla caserma di Bolzaneto Interrogatorio di convalida del fermo di Massimo I., 23 anni di Lucca: «Dopo l'arresto ci hanno portato a Bolzaneto dove ci hanno lasciato senza mangiare e senza bere per parecchie ore... è stato un momento bruttissimo, sia fisicamente che psicologicamente. Ci hanno costretto a dire "Che Guevara bastardo, figlio di puttana"... mi hanno tirato manganellate sotto le piante dei piedi e sopra». «Si dà atto - recita il verbale firmato dal giudice - che l'indagato presenta lividi sotto la pianta del piede destro a caratteristica forma a rettangolo larga 1 cm e lunga 78 cm». «Mi hanno fatto sbattere la testa più volte contro il muro - continua Massimo - ... dicevano inoltre che il comunismo era finito e che tutto sarebbe cambiato». Interrogatorio di Nicola M. 24 anni: «Entrammo, c'era un corridoio con 40 o 50 poliziotti. Ci fecero abbassare la testa e ci picchiarono. Siamo stati 15 ore con le mani alzate. Ogni tanto ci picchiavano e ci offendevano. Ho mostrato le lesioni alla matricola, si cambiava da un ufficio all'altro e ci immatricolavano. Ho firmato dopo 10 ore che stavo in piedi e non so cosa ho firmato». Kirsten W.: «...In seguito fui condotta con altri arrestati in una caserma. In circa quaranta fra uomini e donne fummo messi al muro della cella. La maggior parte era in un modo o nell'altro ferita. Moltissimi avevano lesioni al capo e fratture al naso. Tutti stavamo faccia al muro, con le gambe divaricate e le mani sulla testa. Ripetutamente i poliziotti entravano nella cella e ci divaricavano le gambe a calci, e tiravano su le nostre braccia perché stessimo il più possibile scomodi. Anche quelli che avevano un braccio o una gamba rotta dovevano rimanere così. Di tanto in tanto alle donne veniva permesso di sedersi, agli uomini no. Ho visto con i miei occhi come in un'altra cella un uomo veniva colpito al ventre. Il poliziotto lo teneva su per una spalla, e con l'altra mano picchiava. (...) Fino al lunedì mattina fummo trattenuti in questo primo centro di raccolta prigionieri». Sebastian Juneman, 23 anni, tedesco, incensurato, studente di biologia e lavoratore per la chiesa evangelica, anche lui portato alla caserma di Bolzaneto: «Mentre il medico mi visitava un poliziotto ha preso il mio accendino e ha iniziato a bruciarmi i peli del petto. (...) Sono stato costretto a stare girato contro il muro con le mani alzate e mi hanno insultato. Cantavano canzoni ingiuriose e spruzzavano spray urticante». Massimo Spingi, di Roma: «Mezz'ora prima, nel lager, hanno cominciato a gridare arriva il ministro, arriva il ministro. Già ci facevano stare con la faccia al muro perchè avevano paura che li "fotografassimo", che ci ricordassimo i loro volti. Impossibile pensare di guardarlo. Dopo la visita sono tornati i poliziotti che ci hanno ammassati in cella per pestarci e insultarci, costringendoci a cantare canzoni fasciste». Maurizio Gagliastro, 27 anni da Salerno: «Ci hanno portato alla Fiera dove ci hanno picchiato, e poi a Bolzaneto, dove ci hanno ancora picchiato e dove è stato un inferno».

Ero a Genova sabato 21 Luglio, sfilavo pacificamente con amici e la mia fidanzata. Ci siamo trovati al fondo di corso Italia quando il corteo è stato spezzato in due dal lancio di lacrimogeni. Nel panico generale , con la mia fidanzata sempre per mano, ci siamo trovati assolutamente scoperti, fra gas lacrimogeno, col timore di colpi vaganti e che la polizia potesse caricare senza alcuna distinzione. Abbiamo riparato, insieme ad altre manifestanti del corteo pacifico,in una piccola via laterale infilandoci in un garage sotterraneo. Di lì a poco è arrivata la polizia in tenuta da guerriglia: due dei poliziotti puntandoci in faccia le armi ci hanno ordinato di indietreggiare all'interno del garage. Ancora qualche attimo ed è sopraggiunto un commando armato di manganelli che ha fatto irruzione picchiando. Io con le mani alzate in segno di resa urlavo 'lei no' ripetutamente e questo ci ha salvati dalle botte. Siamo stati fatti inginocchiare fuori dal garage sul marciapiede con le mani dietro la testa: il gruppo al quel punto era costituito da noi due, due giovani ragazzine, un fotografo accreditato anch'egli trattenuto, alcune altre persone, tutti evidentemente senza alcun segno od elemento che potesse farci ritenere 'facinorosi'. Siamo stati tutti caricati sulle camionette e portati al presidio di forze dell'ordine lì vicino. Dopo un breve controllo la mia fidanzata è stata rilasciata con le altre donne. Noi uomini invece siamo stati perquisiti sul marciapiede, stretti i polsi con lacci di plastica strettissimi, caricati su pulmann e portati a quello che è poi sembrato un centro di reclusione temporanea a Bolzaneto. In tutto questo lasso di tempo siamo stati insultati e derisi in vario modo. Giunti alla caserma di Bolzaneto siamo stati uno ad uno scaraventati giù dal pulmann in mezzo ad un gruppo di poliziotti che ci infierivano colpi di vario genere. Io personalmente, precipitando giù, sono finito contro un manganello che una guardia tendeva nella mia direzione all'altezza della pancia. All'interno della caserma siamo stati tutti messi in grandi stanzoni in piedi con la faccia contro il muro e le mani alzate e ci hanno costretto in questa posizione per quasi tutto il tempo in cui siamo rimasti lì (circa 15 ore). Tolto tutto dalle tasche e i lacci dalle scarpe. A turno entravano militari a usarci violenze di vario genere: sbatterci la testa contro il muro, calci sui testicoli, schiaffi, colpi al torace, gas orticante in faccia. E insulti continui: 'comunisti di merda froci' oppure 'perchè non chiamate Bertinotti o Manu Chao? Adesso, per cinque anni sono cazzi vostri'. Ci facevano sentire con le suonerie dei cellulari 'Faccetta nera', ci hanno cantato una litania che ho memorizzato: uno due tre viva Pinochet, quattro cinque sei a morte gli ebrei, sette otto nove, il negretto non commuove, sieg-heil apartheid. All'interno dello stanzone diverse volte, dalla finestra che dava sull'esterno veniva buttato gas lacrimogeno in piccoli quantitativi. Alle procedure di identificazione siamo stati messi in attesa all'esterno, notte già fonda, inginocchiati faccia al muro su un piccolo marciapiede mentre alle nostre spalle i militari parlavano della necessità di forni crematori. In ogni ufficio nel quale sono stato, di fronte alle mie rimostranze per l'insensatezza dell'arresto, mi veniva detto che dovevo stare a a casa che avrei dovuto saperlo che c'erano dei pericoli. In uno di questi uffici mi hanno ordinato di fare delle flessioni, nudo e poi raccogliere l'immondizia che c'era per terra. Al rientro nello stanzone di nuovo contro il muro braccia alzate, qualcuno in ginocchio faccia a terra, altri semplicemente in mezzo alla stanza faccia a terra e braccia alzate. Ho sofferto molto il freddo, ho tremato per molte ore anche nel corso della giornata successiva. Per tutte quelle ore non abbiamo avuto nè acqua, nè cibo, nè potuto dormire. Per tutto il tempo sono continuati anche se con minore intensità, gli insulti e gli scherni. Chi andava al bagno lì veniva picchiato (e per molte ore dal nostro arrivo non è stato concesso comunque di andarci). Al mattino. credo verso le otto siamo stati portati, ammanettati due a due, al carcere di Alessandria. All'arrivo siamo stati tutti picchiati e manganellati come 'di prassi' dicendoci 'se fate i bravi non vi tocchiamo più'. In tarda serata io ed altri siamo stati rilasciati per mancata convalida dell'arresto. Non mi sono stati restituiti praticamente tutti gli effetti personali ad eccezione della carta d'identità ed una collanina. Mi è stata 'sottratta' così la macchina fotografica e 30.000 lire. Ho 39 anni, sono un cittadino comune, un impiegato, quello che i più chiamerebbero onesto lavoratore, senza alcun precedente penale. Grazie ciao.

Il consiglio di amministrazione del fight club consilgia caloropsamnete di chuparlo al club della casetta

Questi sono i simboli accettati nel fight club\dx (chi sente la propria sensibilità offesa sarà accompagnato all'uscio dai nostri HBK & HHH)

Ecco a voi il quadro generale dei nemici del fight club\dx.
CHUPA